Come leggere l’etichetta dei cosmetici

Impariamo a leggere e interpretare le etichette dei cosmetici al fine di comprarli con intelligenza (e risparmiando denaro), e usarli in modo corretto, per la nostra bellezza salute. Le sigle su creme, deodoranti, dentifrici e trucchi ci forniscono molte informazioni utili. Proviamo a capire meglio cos’è l’INCI e la differenza tra il simbolo della clessidra e quello del vasetto dal coperchio aperto.

Come si vede la scadenza dei cosmetici?

Sull’etichetta vediamo il simbolo di un vasetto aperto con indicato un numero seguito dalla lettera M: quella è scadenza. Nel linguaggio standardizzato internazionalmente è il PAO (Period After Opening), ovvero il termine entro cui usare il cosmetico che scatta a partire dall’apertura. Ad esempio se c’è scritto 24M è meglio usarlo entro 2 anni da quando abbiamo aperto la confezione, sempre che lo conserviamo e utilizziamo in modo corretto. Non dimentichiamo, infatti, che lasciare i cosmetici esposti al sole per lungo tempo potrebbe comprometterne la conservazione o che toccarli con le mani sporche rischia di contaminare il contenuto della confezione.

Il PAO (il barattolo aperto con il numero seguito da M) indica il termine dall’apertura, ma in alcuni casi è disegnata una clessidra. Il simbolo è seguito da una data e indica la scadenza vera e propria, a prescindere dall’apertura effettiva. In alternativa all’icona della clessidra può essere presente la dicitura usare preferibilmente entro…Sull’etichetta possono, inoltre, essere presenti indicazioni sulle modalità di corretta conservazione associate alla durata minima.

La crema ha un odore strano? Il rossetto è cambiato di colore? Il fondotinta presenta dei grumi? In caso di dubbi, meglio essere prudenti piuttosto che usare un prodotto cosmetico conservato in maniera non ottimale. Controlliamo dove buttare il cosmetico, rispettando le regole della raccolta differenziata e ricordando che alcuni vanno gettati tra i farmaci scaduti.

Cos’è l’INCI?

L’INCI  (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) è la lista degli ingredienti presenti nel cosmetico, obbligatoria da 25 anni nei paesi dell’Unione Europa e in altri fra cui gli Stati Uniti e il Canada. Ciò significa che abbiamo come riferimento uno standard internazionale per sapere cosa c’è dentro al cosmetico prima di comprarlo e di usarlo.

Ovviamente non vengono scritte nel dettaglio le concentrazioni (le formule sono preziosissime e super segrete!), ma sappiamo che gli ingredienti sono elencati in ordine di quantità presente. Il primo della lista è quello maggiormente presente e di solito si tratta dell’acqua (spesso scritto aqua). Gli altri sono via via decrescenti fino alla soglia dell’1%, mentre per gli ingredienti con una concentrazione inferiore non è obbligatorio seguire nell’etichetta l’ordine.

Questo potrebbe essere un problema. E’ comprensibile tutelare le formule segrete frutto di lunghe ricerche, però allo stesso tempo in questo modo non sappiamo quali componenti sono presenti al di sotto dell’1%. Di conseguenza non possiamo conoscere fino a che punto gli ingredienti siano effettivamente in ordine di concentrazione e magari  sopravvalutare la presenza di un principio attivo super pubblicizzato la cui percentuale, in realtà, è infinitesimale. 

Se non siamo esperti, inoltre, potremmo fare fatica a comprendere i diversi (e spesso numerosi) ingredienti, ma ci sono alcuni trucchi. Ad esempio, gli ingredienti vegetali sono indicati col loro nome latino e la loro presenza è rassicurante. Solitamente preferiamo, infatti, sapere che ci sono piante piuttosto che sostanze chimiche sconosciute che, tuttavia, sono utili, pensiamo ai conservanti grazie ai quali il cosmetico ha una lunga durata.

L’ordine in base alla concentrazione ci fornisce già utili informazioni e per approfondire il significato delle sigle sconosciute possiamo usare internet oppure app che forniscono risposte rapide. Prima però una premessa: alle volte il giudizio sulla bontà di un prodotto di bellezza è davvero complesso, anche in ragione del fatto che diverse sostanze sono al centro del dibattito da anni e il confronto è ancora aperto. Prendiamo, pertanto, le risposte come un punto di partenza, uno spunto di riflessione, consapevoli che ogni giudizio può sempre essere messo in discussione.

App per leggere l’INCI

  1. EcoBio Control: l’app completa l’opera intrapresa da Fabrizio Zago, noto chimico che anni fa ha creato il Biodizionario, un celebre database consultabile facilmente online se si desidera approfondire la conoscenza dei componenti dei cosmetici. Possiamo, quindi, usare il sito o l’app, inserendo il nome dell’ingrediente del quale vogliamo approfondire le caratteristiche e informarci per essere consumatori più consapevoli. Inserendo i nomi degli ingredienti appaiono pallini colorati che rendono immediatamente comprensibile la valutazione. Due pallini verdi indicano che la sostanza è sicura, di derivazione vegetale, mentre un pallino verde è usato per gli ingredienti ecocompatibili. Il pallino giallo indica  che ci sono dei dubbi sulla sostanza e il cerchietto rosso richiama l’attenzione sul grande impatto ambientale consigliando di evitare. Due pallini rossi significano inaccettabile e il pallino nero è riservato alle sostanze proibite.
  2. Yuka: è stata scaricata da oltre 2 milioni di italiani ed è davvero semplice da usare. Non è nemmeno necessario cercare i singoli ingredienti e leggerne le caratteristiche. E’, infatti, sufficiente inquadrare il codice a barre di un cosmetico (o di un prodotto alimentare) per vedere la lista degli ingredienti con accanto un semaforo. Verde significa nessun rischio, giallo è usato per i componenti a rischio basso, l’arancione indica rischio moderato e il semaforo rosso scatta in caso di rischio elevato. L’app fornisce anche un voto complessivo sul prodotto inquadrato e offre soluzioni alternative presentandoci alcuni suoi concorrenti con un giudizio migliore. Il voto è dato dall’app stessa, secondo il suo giudizio, precisando come la selezione sia imparziale e nessuno paghi per essere inserito tra le alternative. 
  3. InciBeauty: funziona in modo simile a Yuka, tramite la scansione del codice a barre. Si inquadra il qr code e immediatamente appare l’elenco degli ingredienti con i semafori che ci forniscono i giudizi: buono, soddisfacente, non terribile oppure controverso/a rischio. Per approfondire si può cliccare sul nome del componente e leggerne  così le caratteristiche. Da segnalare, infine, la possibilità di partecipare alle discussioni sulla community frequentata da persone di tutto il mondo. 
  4. CosmeticScan: prevede sempre la scansione del codice a barre per vedere la scheda del prodotto completa della valutazione e della lista degli ingredienti. Per ogni sostanza possiamo leggere nel dettaglio il livello di rischio che va dal rischio zero (indicato dalla lettera A in colore verde) a quello alto (lettera E e colore rosso precisando anche se si tratta di un problema a livello ambientale o individuale. Anche questa app fornisce un lungo elenco di alternative giudicate migliori del prodotto analizzato delle quali è possibile vedere direttamente il prezzo collegandosi al sito di un ecommerce.

Dove buttare i cosmetici scaduti?

Alcuni vanno gettati nei contenitori per la raccolta dei farmaci scaduti, altri (come gli spray) portati nelle isole ecologiche. Per fortuna alcuni contenitori possono essere semplicemente gettati nel vetro o nella plastica, ma non sempre è facile capire come smaltire i vecchi cosmetici.

Le prime indicazioni provengono dall’etichetta che ci aiuta a capire in che modo gestire i prodotti di bellezza esauriti oppure scaduti, con indicazioni specifiche per le singole componenti. Alcune volte le stesse etichette invitano però a seguire le indicazioni del proprio Comune. Arrivano, quindi, in  nostro aiuto alcune app, tra le quali citiamo Junker che ci indica come differenziare i rifiuti in maniera corretta e rapida. E’ sufficiente scannerizzare il codice a barre per vedere dove buttare ogni componente del rifiuto in modo da rispettare l’ambiente.

Ancora una volta facciamo riferimento al codice a barre. Lo scannerizziamo al momento dell’acquisto, per approfondire le caratteristiche del prodotto, e alla fine della sua vita allo scopo di ridurre l’impatto ambientale. 

Come riciclare i contenitori dei cosmetici?

Una domanda molto comune, visto che spesso si tratta di contenitori realizzati in materiali diversi e difficili da separare. La nuova visione green coinvolge anche il packaging e un numero crescente di aziende offre soluzioni più ecologiche che in passato. 

Sono stati, ad esempio, progettati nuovi vasetti in vetro nei quali è molto facile separare le componenti, così da riciclarle nella maniera corretta. 

Per quanto concerne le confezioni monodose è in decisa crescita l’impiego di materiali riciclati, così da coniugare la praticità della confezione mini con l’esigenza di ridurre l’impatto ambientale. 

Particolarmente interessante, inoltre, il trend delle ricariche che sono diventate di gran moda anche tra i brand di lusso. Flaconi che possono essere facilmente riempiti, applicatori multiuso e contenitori intercambiabili saranno la norma tra qualche anno. Nel frattempo prepariamoci ad avere un unico applicatore di rossetto su cui montare i diversi colori: risparmieremo denaro, spazio e saremo eco-friendly.

Attenzione a BIOLOGICO e NATURALE

Sempre più italiani si rivolgono ai prodotti green, dal ridotto impatto ambientale e più naturali. Ma cosa significa precisamente naturale e biologico? Le indicazioni e i simboli sulle etichette sono davvero utili per scegliere il cosmetico migliore?

Il termine “naturale” va di gran moda, ma non c’è una legge che ne delimiti precisamente i confini, che ne definisca le caratteristiche da rispettare. In altre parole, la strada per verificare se un cosmetico sia prodotto realmente con ingredienti naturali è leggere la lista dei componenti. Il fatto che sulla confezione sia riportato il termine naturale non ci fornisce, purtroppo, reali informazioni ne’ certezze.

Discorso diverso per i cosmetici biologici, prodotti con ingredienti provenienti da agricoltura biologica e privi di sostanze potenzialmente dannose per la salute e per la natura. In questo caso ci sono delle norme e ci sono anche enti riconosciuti che certificano i prodotti per l’igiene e la cosmesi biologici.

I simboli della certificazione biologica sull’etichetta

Numerosi sono gli enti accreditati per la certificazione, i quali usano anche criteri distinti per testare i cosmetici al fine di stabilire se il prodotto meriti o no il marchio di certificazione biologica. Per questa ragione vediamo simboli diversi sulle confezioni dei prodotti biologici: ogni ente ha un proprio marchio e un proprio sistema di valutazione. 

  • NATRUE:  abbiamo detto che manca una legislazione europea, così oltre 70 aziende di diversi paesi hanno creato un’organizzazione no-profit per darsi autonomamente degli standard da rispettare e si tratta di criteri piuttosto rigidi.
  • ECOCERT: è nata in Francia e si è sviluppata in 130 paesi certificando cosmetici, ma anche abiti e alimenti biologici. Per ottenere la certificazione deve essere biologica la percentuale minima del 95% degli ingredienti di origine naturale e il 20% del totale (percentuale che si dimezza per i prodotti da risciacquo).
  • ECOLABEL: non riguarda esclusivamente i cosmetici biologici, ma più in generale tutti i prodotti (eccetto i farmaci) che dimostrano di essere ecocompatibili in ogni momento del ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento. E’ particolarmente interessante in quanto è il marchio dell’Unione Europea che può essere richiesto dalla aziende per dare prova ai consumatori del rispetto di elevati standard di tutela ambientale.

L’elenco degli enti certificatori è lungo, ma il messaggio dovrebbe essere ormai chiaro. Non lasciamoci conquistare da messaggi e da simboli, verifichiamo cosa significano e se davvero il prezzo maggiorato è giustificato da un miglioramento nella qualità e/o nella tutela dell’ambiente. 

Il tema è molto rilevante: i consumatori desiderano prodotti ecologici e alcune aziende potrebbero sfruttare questa tendenza con pratiche di greenwashing, ovvero presentare scelte e prodotti come ecologici senza che in realtà ci siano fondamenti riscontrabili.

Per una maggiore trasparenza, la Commissione Europea ha recentemente proposto normative più vincolanti che consentano ai consumatori di fare scelte veramente consapevoli. Dichiarazioni generiche come “nel rispetto dell’ambiente” o “eco” rischiano, infatti, di trarre in inganno, così come apporre sulle confezioni dei prodotti per l’igiene e la bellezza marchi di sostenibilità che non sono stati rilasciati da enti terzi riconosciuti.

Il percorso è appena iniziato e servirà l’approvazione del Consiglio e del Parlamento Europeo, poi i singoli Stati dovranno recepire le norme. Nel frattempo, però, possiamo prestare sempre grande attenzione alle informazioni obbligatoriamente presenti distinguendole da quelle che sono essenzialmente pubblicitarie così da non farci trarre in inganno.